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Il Vaticano e la dichiarazione ONU sull’omosessualità tra ragioni della scelta e dubbi cristiani


Ho letto il testo della dichiarazione sulla depenalizzazione dell’omosessualità presntata all’ONU dalla Francia a nome dell’UE. Il punto che mi sembra possa essere in contrasto con la visione dottrinale cattolica è il seguente ( evidenziata in grasssetto

  1. Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;

L’affermazione di contrarietà alla privazione dei diritti economici, sociali e culturali è effettivamente generica. Ove si comprendessero tra i diritti sociali anche qullo al riconoscimento delle unioni tra omosessuali tale dichiarazione si potrebbe prestare ad un interpretazione di condanna di quei paesi che invece riconoscono preminenza al ruolo della famiglia tradizionale.
Ove si interpretassero come diritti economici anche il riconoscimento della parità di diritti nell’assegnazione di provvidenze come gli assegni familiari e le case popolare questo potrebbe portata alla riduzione di questo tipo di risorse destinate alle famiglie tradizionali che subirebbero la concorreza di queste nuove unioni.

Detto questo, e pur comprendendo le legittime preoccupazioni della Santa Sede ritengo che la decisione di non sottoscrivere quella dichiarazione sia stata un errore. Perché in questo modo il Vaticano ha gettato il bambino con l’acqua sporca. Il testo incriminato è obiettivamente ambiguo ma proprio per questo si prestava a una battaglia che poteva essere condotta anche firmando quel testo che invece in altri punti contiene affermazioni chiare e del tutto condivisibili riguardanti il rifiuto di considerare l’omosessualità come causa di maltrattamento, incarceramento, condanna penale e più in generale elemento che possa limitare il godimento per l’individuo dei suoi diritti civili e politici

APPENDICE
il testo integrale della dichiarazione

  1. Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, così come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo di cui quest’anno si celebra il 60esimo anniversario e che all’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”;
  2. Riaffermiamo che ogni individuo ha diritto a godere dei diritti umani senza distinzioni di alcun tipo, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, così come stabilito nell’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nell’articolo 2 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e nell’articolo 26 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici;
  3. Riaffermiamo il principio di non-discriminazione che richiede che i diritti umani siano estesi a tutti gli esseri umani indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere;
  4. Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere;
  5. Siamo anche preoccupati che le persone di tutti i paesi del mondo siano oggetto di violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e che queste pratiche minino la loro integrità e dignità;
  6. Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;
  7. Richiamiamo la dichiarazione del 2006 emessa di fronte al Consiglio per i Diritti Umani da 54 paesi, per richiedere al presidente del Consiglio di fornire un’occasione per discutere di queste violazioni durante un’appropriata futura sessione del Consiglio;
  8. Accogliamo con favore l’attenzione conferita attraverso speciali procedure a questi temi dal Consiglio dei Diritti Umani e dai soggetti del trattato e li incoraggiamo a continuare a considerare, nell’esercizio dei loro mandati, le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale;
  9. Accogliamo l’adozione della Risoluzione AG/RES. 2435 (XXXVIII-O/08) su “Diritti umani, Orientamento Sessuale e Identità di Genere” dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, emessa durante la 38esima sessione, il 3 giugno 2008;
  10. Richiamiamo tutti gli stati e i maggiori organismi per la protezione dei diritti umani ad impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;
  11. Esortiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;
  12. Esortiamo gli Stati ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne conto in termini giudiziari;
  13. Esortiamo gli Stati ad assicurare un’adeguata protezione ai difensori dei diritti umani e a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di portare avanti il loro lavoro relativamente alla tutela dei diritti umani e alla lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.
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Una Risposta

  1. Il testo è estremamente ambiguo. Nei tredici punti della dichiarazione non si parla mai di gay o lesbiche ma solo ed esclusivamente di diritti e tutele da garantire a qualsivoglia orientamento sessuale. Ma un orientamento sessuale particolare, non è, forse, anche quello dei pedofili?
    Il testo necessitava di una riferimento esplicito alla condizione, in alcuni casi discriminanente e punitiva, degli omosessuali. Se si fosse chiesto di condannare le discriminazioni esistenti in alcuni paesi nei confronti di gay e lesbiche e di depenalizzare il reato di omosessualità (questa frase non c’è nella dichiarazone proposta dalla Francia), probabilmente molti più stati avrebbero sottoscritto la dichiarazione, Vaticano compreso.
    Il documento insomma, facendo riferimento solo all’orientamento sessuale, è troppo generico e induce in confusioni e a letture ambigue

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