In una parte dell’opinione pubblica si ritiene che Berlusconi abbia con le gerarchie ecclesiastiche un rapporto molto stretto, che gli consente di ottenere quel qualcosa in più in termini consenso che può risultare decisivo nelle elezioni. In realtà il rapporto è molto meno lineare di quanto si pensi: Anzitutto per la ritrosia del Cavaliere a impegnarsi sui temi eticamente sensibili, da lui ritenuti scivolosi sul piano del consenso e quindi lasciati alla libera determinazione della coscienza degli elettori. Tendenza rafforzata dall’atteggiamento di Gianfranco Fini la cui posizione favorevole all’abrogazione tramite referendum della contestata legge sulla fecondazione assistita fece allora parecchio sobbalzare molti prelati. E poi vi è la Lega che se attualmente difende il papa in funzione della tutela della cultura cristiana e occidentale contro l’aggressivo proselitismo islamico non si è risparmiata in passato dure polemiche con Giovanni Paolo II per la difesa che Wojtyla fece del valore dell’unità nazionale. Un contrasto che portò il Carroccio ad avvicinarsi nella seconda metà degli anni novanta alla Chiesa scismatica anticonciliare dei lefebvriani
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