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Esiste un punto di incontro tra mentalità islamica e americana?

Su queste due posizioni si sono confrontati il professor Marc Lynch, professore di Scienze Politiche presso la George Washington University e Muhammad Abu Rumman, giornalista giordano.  il primo ritiene che  i sentimenti di ostilità diffusi nel mondo arabo nei confronti degli Stati Uniti tendono a mettere in secondo piano gli “elementi comuni” fra le due parti, mentre il secondo nutre forti dubbi  sull’esistenza di un’identità comune tra america e mondo islamico  a un lato l’amministrazione americana non fa ricorso nella sua politica estera ai criteri della democrazia, e dall’altro i movimenti islamici non hanno ancora introdotto stabilmente il principio della democrazia nelle loro concezioni e nelle loro pratiche politiche.

Interessante a questo proposito l’analisi di Rahman sull’evoluzione della strategia geopolitica americana nei confronti del mondo islamico: gli stati uniti avevano sempre scelto una strategia pragmatica volta alla tutela dei propri interessi geopolitici rispetto alla promozione della democrazia. Dopo l’11 settembre l’amministrazione Bush tende a far prevalere l’interesse per la democrazia e lo sviluppo dei diritti umani sull’orientamento pragmatico. Questa fase però dura poco perché gli insuccessi iracheni riportano in auge l’orientamento pragmatico anche se permane in alcuni la volontà di provare a conciliare interessi strategici con promozione della democrazia ( ma con una prevalenza dei primi sulle seconde) secondo quello che Zbigniew Brezinski definisce l’approccio del “realismo progressista”.

dall’altra parte si registra a fronte di dichiarazione programmatiche di aprtura alla democrazia un’esperienza di governo negli stati arabi non incoraggiante da questo punto di vista.  Rahman conclude ritenendo che la questione democrazia non potrà costituire un elemento di sviluppo nel prossimo futuro tra America e mondo islamico

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