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Benedetto XVI: resurrezione Cristo evento storico

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 15 aprile 2009

Cari fratelli e sorelle,

la consueta Udienza Generale del mercoledì è oggi pervasa di gaudio spirituale, quel gaudio che nessuna sofferenza e pena possono cancellare, perché è gioia che scaturisce dalla certezza che Cristo, con la sua morte e risurrezione, ha definitivamente trionfato sul male e sulla morte. “Cristo è risorto! Alleluia! ”, canta la Chiesa in festa. E questo clima festoso, questi sentimenti tipici della Pasqua, si prolungano non soltanto durante questa settimana – l’Ottava di Pasqua – ma si estendono nei cinquanta giorni che vanno fino alla Pentecoste. Anzi, possiamo dire: il mistero della Pasqua abbraccia l’intero arco della nostra esistenza.

In questo tempo liturgico sono davvero tanti i riferimenti biblici e gli stimoli alla meditazione che ci vengono offerti per approfondire il significato e il valore della Pasqua. La “via crucis”, che nel Triduo Santo abbiamo ripercorso con Gesù sino al Calvario rivivendone la dolorosa passione, nella solenne Veglia pasquale è diventata la consolante “via lucis”. Visto dalla risurrezione, possiamo dire che tutta questa via della sofferenza è cammino di luce e di rinascita spirituale, di pace interiore e di salda speranza. Dopo il pianto, dopo lo smarrimento del Venerdì Santo, seguito dal silenzio carico di attesa del Sabato Santo, all’alba del “primo giorno dopo il sabato” è risuonato con vigore l’annuncio della Vita che ha sconfitto la morte: “Dux vitae mortuus/regnat vivus – il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa!” La novità sconvolgente della risurrezione è così importante che la Chiesa non cessa di proclamarla, prolungandone il ricordo specialmente ogni domenica: ogni domenica, infatti, è “giorno del Signore” e Pasqua settimanale del popolo di Dio. I nostri fratelli orientali, quasi a evidenziare questo mistero di salvezza che investe la nostra vita quotidiana, chiamano in lingua russa la domenica “giorno della risurrezione” (voskrescénje).

È pertanto fondamentale per la nostra fede e per la nostra testimonianza cristiana proclamare la risurrezione di Gesù di Nazaret come evento reale, storico, attestato da molti e autorevoli testimoni. Lo affermiamo con forza perché, anche in questi nostri tempi, non manca chi cerca di negarne la storicità riducendo il racconto evangelico a un mito, ad una “visione” degli Apostoli, riprendendo e presentando vecchie e già consumate teorie come nuove e scientifiche. Certamente la risurrezione non è stata per Gesù un semplice ritorno alla vita precedente. In questo caso, infatti, sarebbe stata una cosa del passato: duemila anni fa uno è risorto, è ritornato alla sua vita precedente, come per esempio Lazzaro. La risurrezione si pone in un’altra dimensione: é il passaggio ad una dimensione di vita profondamente nuova, che interessa anche noi, che coinvolge tutta la famiglia umana, la storia e l’universo. Questo evento che ha introdotto una nuova dimensione di vita, un’apertura di questo nostro mondo verso la vita eterna, ha cambiato l’esistenza dei testimoni oculari come dimostrano i racconti evangelici e gli altri scritti neotestamentari; è un annuncio che intere generazioni di uomini e donne lungo i secoli hanno accolto con fede e hanno testimoniato non raramente a prezzo del loro sangue, sapendo che proprio così entravano in questa nuova dimensione della vita. Anche quest’anno, a Pasqua risuona immutata e sempre nuova, in ogni angolo della terra, questa buona notizia: Gesù morto in croce è risuscitato, vive glorioso perché ha sconfitto il potere della morte, ha portato l’essere umano in una nuova comunione di vita con Dio e in Dio. Questa è la vittoria della Pasqua, la nostra salvezza! E quindi possiamo con sant’Agostino cantare: “La risurrezione di Cristo è la nostra speranza”, perché ci introduce in un nuovo futuro.

È vero: la risurrezione di Gesù fonda la nostra salda speranza e illumina l’intero nostro pellegrinaggio terreno, compreso l’enigma umano del dolore e della morte. La fede in Cristo crocifisso e risorto è il cuore dell’intero messaggio evangelico, il nucleo centrale del nostro “Credo”. Di tale “Credo” essenziale possiamo trovare una espressione autorevole in un noto passo paolino, contenuto nella Prima Lettera ai Corinzi (15,3-8) dove, l’Apostolo, per rispondere ad alcuni della comunità di Corinto che paradossalmente proclamavano la risurrezione di Gesù ma negavano quella dei morti – la nostra speranza –, trasmette fedelmente quello che egli – Paolo – aveva ricevuto dalla prima comunità apostolica circa la morte e risurrezione del Signore.

Egli inizia con una affermazione quasi perentoria: “Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!” (vv. 1-2). Aggiunge subito di aver loro trasmesso quello che lui stesso aveva ricevuto. Segue poi la pericope che abbiamo ascoltato all’inizio di questo nostro incontro. San Paolo presenta innanzitutto la morte di Gesù e pone, in un testo così scarno, due aggiunte alla notizia che «Cristo morì». La prima aggiunta è: morì «per i nostri peccati»; la seconda è: «secondo le Scritture» (v. 3). Questa espressione «secondo le Scritture» pone l’evento della morte del Signore in relazione con la storia dell’alleanza veterotestamentaria di Dio con il suo popolo, e ci fa comprendere che la morte del Figlio di Dio appartiene al tessuto della storia della salvezza, ed anzi ci fa capire che tale storia riceve da essa la sua logica ed il suo vero significato. Fino a quel momento la morte di Cristo era rimasta quasi un enigma, il cui esito era ancora insicuro. Nel mistero pasquale si compiono le parole della Scrittura, cioè, questa morte realizzata “secondo le Scritture” è un avvenimento che porta in sé un logos, una logica: la morte di Cristo testimonia che la Parola di Dio si è fatta sino in fondo “carne”, “storia” umana. Come e perché ciò sia avvenuto lo si comprende dall’altra aggiunta che san Paolo fa: Cristo morì «per i nostri peccati». Con queste parole il testo paolino pare riprendere la profezia di Isaia contenuta nel Quarto Canto del Servo di Dio (cfr Is 53,12). Il Servo di Dio – così dice il Canto – “ha spogliato se stesso fino alla morte”, ha portato “il peccato di molti”, ed intercedendo per i “colpevoli” ha potuto recare il dono della riconciliazione degli uomini tra loro e degli uomini con Dio: la sua è dunque una morte che mette fine alla morte; la via della Croce porta alla Risurrezione.

Nei versetti che seguono, l’Apostolo si sofferma poi sulla risurrezione del Signore. Egli dice che Cristo «è risorto il terzo giorno secondo le Scritture». Di nuovo: “secondo le Scritture”! Non pochi esegeti intravedono nell’espressione: «è risorto il terzo giorno secondo le Scritture» un significativo richiamo di quanto leggiamo nel Salmo 16, dove il Salmista proclama: «Non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la corruzione» (v.10). È questo uno dei testi dell’Antico Testamento, citati spesso nel cristianesimo primitivo, per provare il carattere messianico di Gesù. Poiché secondo l’interpretazione giudaica la corruzione cominciava dopo il terzo giorno, la parola della Scrittura si adempie in Gesù che risorge il terzo giorno, prima cioè che cominci la corruzione. San Paolo, tramandando fedelmente l’insegnamento degli Apostoli, sottolinea che la vittoria di Cristo sulla morte avviene attraverso la potenza creatrice della Parola di Dio. Questa potenza divina reca speranza e gioia: è questo in definitiva il contenuto liberatore della rivelazione pasquale. Nella Pasqua, Dio rivela se stesso e la potenza dell’amore trinitario che annienta le forze distruttrici del male e della morte.

Cari fratelli e sorelle, lasciamoci illuminare dallo splendore del Signore risorto. Accogliamolo con fede e aderiamo generosamente al suo Vangelo, come fecero i testimoni privilegiati della sua risurrezione; come fece, diversi anni dopo, san Paolo che incontrò il divino Maestro in modo straordinario sulla Via di Damasco. Non possiamo tenere solo per noi l’annuncio di questa Verità che cambia la vita di tutti. E con umile fiducia preghiamo: “Gesù, che risorgendo dai morti hai anticipato la nostra risurrezione, noi crediamo in Te!”. Mi piace concludere con una esclamazione che amava ripetere Silvano del Monte Athos: “Gioisci, anima mia. È sempre Pasqua, perché Cristo risorto è la nostra risurrezione!”. Ci aiuti la Vergine Maria a coltivare in noi, e attorno a noi, questo clima di gioia pasquale, per essere testimoni dell’Amore divino in ogni situazione della nostra esistenza. Ancora una volta, Buona Pasqua a voi tutti!

Messaggio Urbi et orbi di Benedetto XVI- pasqua 2009

MESSAGGIO URBI ET ORBI
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

PASQUA 2009

Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero!

Formulo di cuore a voi tutti l’augurio pasquale con le parole di sant’Agostino: “Resurrectio Domini, spes nostra – la risurrezione del Signore è la nostra speranza” (Agostino, Sermo 261, 1). Con questa affermazione, il grande Vescovo spiegava ai suoi fedeli che Gesù è risorto perché noi, pur destinati alla morte, non disperassimo, pensando che con la morte la vita sia totalmente finita; Cristo è risorto per darci la speranza  (cfr ibid.).

In effetti, una delle domande che più angustiano l’esistenza dell’uomo è proprio questa: che cosa c’è dopo la morte? A quest’enigma la solennità odierna ci permette di rispondere che la morte non ha l’ultima parola, perché a trionfare alla fine è la Vita. E questa nostra certezza non si fonda su semplici ragionamenti umani, bensì su uno storico  dato di fede: Gesù Cristo, crocifisso e sepolto, è risorto con il suo corpo glorioso. Gesù è risorto perché anche noi, credendo in Lui, possiamo avere la vita eterna. Quest’annuncio sta nel cuore del messaggio evangelico. Lo dichiara con vigore san Paolo: “Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede”. E aggiunge: “Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini” (1 Cor 15,14.19). Dall’alba di Pasqua una nuova primavera di speranza investe il mondo; da quel giorno la nostra risurrezione è già cominciata, perché la Pasqua non segna semplicemente un momento della storia, ma l’avvio di una nuova condizione: Gesù è risorto non perché la sua memoria resti viva nel cuore dei suoi discepoli, bensì perché Egli stesso viva in noi e in Lui possiamo già gustare la gioia della vita eterna.

La risurrezione pertanto non è una teoria, ma una realtà storica rivelata dall’Uomo Gesù Cristo mediante la sua “pasqua”, il suo “passaggio”, che ha aperto una “nuova via” tra la terra e il Cielo (cfr Eb 10,20). Non è un mito né un sogno, non è una visione né un’utopia, non è una favola, ma un evento unico ed irripetibile: Gesù di Nazaret, figlio di Maria, che al tramonto del Venerdì è stato deposto dalla croce e sepolto, ha lasciato vittorioso la tomba. Infatti all’alba del primo giorno dopo il sabato, Pietro e Giovanni hanno trovato la tomba vuota. Maddalena e le altre donne hanno incontrato Gesù risorto; lo hanno riconosciuto anche i due discepoli di Emmaus allo spezzare il pane; il Risorto è apparso agli Apostoli la sera nel Cenacolo e quindi a molti altri discepoli in Galilea.

L’annuncio della risurrezione del Signore illumina le zone buie del mondo in cui viviamo. Mi riferisco particolarmente al materialismo e al nichilismo, a quella visione del mondo che non sa trascendere ciò che è sperimentalmente constatabile, e ripiega sconsolata in un sentimento del nulla che sarebbe il definitivo approdo dell’esistenza umana. È un fatto che se Cristo non fosse risorto, il “vuoto” sarebbe destinato ad avere  il sopravvento. Se togliamo Cristo e la sua risurrezione, non c’è scampo per l’uomo e ogni sua speranza rimane un’illusione. Ma proprio oggi prorompe con vigore l’annuncio della risurrezione del Signore, ed è risposta alla ricorrente domanda degli scettici, riportata anche dal libro di Qoèlet: “C’è forse qualcosa di cui si possa dire: / Ecco, questa è una novità?” (Qo 1,10). Sì, rispondiamo: nel mattino di Pasqua tutto si è rinnovato. “Mors et vita / duello conflixere mirando: dux vitae mortuus/ regnat vivus – Morte e vita si sono affrontate / in un prodigioso duello: / il Signore della vita era morto; / ma ora, vivo, trionfa. Questa è la novità! Una novità che cambia l’esistenza di chi l’accoglie, come avvenne nei santi. Così, ad esempio, è accaduto per san Paolo.

Più volte, nel contesto dell’Anno Paolino, abbiamo avuto modo di meditare sull’esperienza del grande Apostolo. Saulo di Tarso, l’accanito persecutore dei cristiani, sulla via di Damasco incontrò Cristo risorto e fu da Lui “conquistato”. Il resto ci è noto. Avvenne in Paolo quel che più tardi egli scriverà ai cristiani di Corinto: “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (2 Cor 5,17). Guardiamo a questo grande evangelizzatore, che con l’entusiasmo audace della sua azione apostolica, ha recato il Vangelo a tante popolazioni del mondo di allora. Il suo insegnamento e il suo esempio ci stimolino a ricercare il Signore Gesù. Ci incoraggino a fidarci di Lui, perché ormai il senso del nulla, che tende ad intossicare l’umanità, è stato sopraffatto dalla luce e dalla speranza che promanano dalla risurrezione. Ormai sono vere e reali le parole del Salmo: “Nemmeno le tenebre per te sono tenebre / e la notte è luminosa come il giorno” (139[138],12). Non è più il nulla che avvolge ogni cosa, ma la presenza amorosa di Dio. Addirittura il regno stesso della morte è stato liberato, perché anche negli “inferi” è arrivato il Verbo della vita, sospinto dal soffio dello Spirito (v. 8).

Se è vero che la morte non ha più potere sull’uomo e sul mondo, tuttavia rimangono ancora tanti, troppi segni del suo vecchio dominio. Se mediante la Pasqua, Cristo ha estirpato la radice del male, ha però bisogno di uomini e donne che in ogni tempo e luogo lo aiutino ad affermare la sua vittoria con le sue stesse armi: le armi della giustizia e della verità, della misericordia, del perdono e dell’amore. E’ questo il messaggio che, in occasione del recente viaggio apostolico in Camerun e in Angola, ho inteso portare a tutto il Continente africano, che mi ha accolto con grande entusiasmo e disponibilità all’ascolto.  L’Africa, infatti, soffre in modo smisurato per i crudeli e interminabili conflitti – spesso dimenticati – che lacerano e insanguinano diverse sue Nazioni e per il numero crescente di suoi figli e figlie che finiscono preda della fame, della povertà, della malattia.  Il medesimo messaggio ripeterò con forza in Terrasanta, ove avrò la gioia di recarmi fra qualche settimana. La difficile ma indispensabile riconciliazione, che è premessa per un futuro di sicurezza comune e di pacifica convivenza, non potrà diventare realtà che grazie agli sforzi rinnovati, perseveranti e sinceri, per la composizione del conflitto israelo-palestinese. Dalla Terrasanta, poi, lo sguardo si allargherà sui Paesi limitrofi, sul Medio Oriente, sul mondo intero.  In un tempo di globale scarsità di cibo, di scompiglio finanziario, di povertà antiche e nuove, di cambiamenti climatici preoccupanti, di violenze e miseria che costringono molti a lasciare la propria terra in cerca di una meno incerta sopravvivenza, di terrorismo sempre minaccioso, di paure crescenti di fronte all’incertezza del domani, è urgente riscoprire prospettive capaci di ridare speranza. Nessuno si tiri indietro in questa pacifica battaglia iniziata dalla Pasqua di Cristo, il Quale – lo ripeto – cerca uomini e donne che lo aiutino ad affermare la sua vittoria con le sue stesse armi, quelle della giustizia e della verità, della misericordia, del perdono e dell’amore.

Resurrectio Domini, spes nostra! La risurrezione di Cristo è la nostra speranza! Questo la Chiesa proclama oggi con gioia: annuncia la speranza, che Dio ha reso salda e invincibile risuscitando Gesù Cristo dai morti; comunica la speranza, che essa porta nel cuore e vuole condividere con tutti, in ogni luogo, specialmente là dove i cristiani soffrono persecuzione a causa della loro fede e del loro impegno per la giustizia e la pace; invoca la speranza capace di suscitare il coraggio del bene anche e soprattutto quando costa. Oggi la Chiesa canta “il giorno che ha fatto il Signore” ed invita alla gioia. Oggi la Chiesa prega, invoca Maria, Stella della Speranza, perché guidi l’umanità verso il porto sicuro della salvezza che è il cuore di Cristo, la Vittima pasquale, l’Agnello che “ha redento il mondo”, l’Innocente che “ha riconciliato noi peccatori col Padre”. A Lui, Re vittorioso, a Lui crocifisso e risorto, noi gridiamo con gioia il nostro Alleluia !

La CEI istituisce fondo di garanzia per i prestiti delle famiglie

La Cei, grazie ad un accordo con l’Abi, ha istituito un fondo di garanzia per concedere prestiti alle famiglie in difficolta’. Il fondo, da circa 30 milioni, e’ in grado di generare prestiti per 300 milioni. Potranno farne richiesta di accesso le famiglie regolari con tre figli o malati a carico che abbiano perso ogni fonte di reddito.

Il Papa all’Angelus ricorda il suo viaggio in Africa

Città del Vaticano (AsiaNews) – Un ringraziamento a Dio, ma anche alla Chiesa dell’Africa, alla sua gioia, al senso del sacro, e al sacrificio di tanti missionari in quella terra: è il grazie rivolto oggi da Benedetto XVI prima della preghiera dell’Angelus con i pellegrini presenti nella piazza san Pietro. Riservandosi di parlarne in modo più approfondito il prossimo mercoledì, all’udienza generale, il papa ha detto: “Desidero prima di tutto ringraziare Iddio e quanti, in vario modo, hanno collaborato alla buona riuscita del viaggio apostolico che ho potuto compiere in Africa nei giorni scorsi, ed invoco sui semi sparsi in terra africana l’abbondanza delle benedizioni del Cielo”. Il papa spiega che vi sono due elementi che lo hanno impressionato: “Il primo è la gioia visibile nei volti della gente, la gioia di sentirsi parte dell’unica famiglia di Dio”; il secondo è “il forte senso del sacro che si respirava nelle celebrazioni liturgiche, caratteristica questa comune a tutti i popoli africani ed emersa, potrei dire, in ogni momento della mia permanenza tra quelle care popolazioni”.

Riferendosi poi al Vangelo della domenica, che ricorda le parole di Gesù sul chicco di grano che se muore “produce molto frutto” (Gv 12,24), ha spiegato: “Bisogna…che Gesù muoia, come un chicco di grano che Dio Padre ha seminato nel mondo. Solo così infatti potrà germogliare e crescere una nuova umanità, libera dal dominio del peccato e capace di vivere in fraternità, come figli e figlie dell’unico Padre che è nei cieli”. E ha aggiunto: “Nella grande festa della fede vissuta insieme in Africa, abbiamo sperimentato che questa nuova umanità è viva, pur con i suoi limiti umani. Là dove i missionari, come Gesù, hanno dato e continuano a spendere la vita per il Vangelo, si raccolgono frutti abbondanti. A loro desidero rivolgere un particolare pensiero di gratitudine per il bene che fanno. Si tratta di religiose, religiosi, laici e laiche. E’ stato bello per me vedere il frutto del loro amore a Cristo e constatare e la profonda riconoscenza che i cristiani hanno per essi. Rendiamone grazie a Dio, e preghiamo Maria Santissima perché nel mondo intero si diffonda il messaggio della speranza e dell’amore di Cristo”. Continua a leggere…

Il Papa colpito dall’esuberanza e dalla fede degli africani

Citta’ del Vaticano, 23 mar – Due sono le impressioni piu’ vive che la settimana di viaggio in Africa ha lasciato nell’animo di papa Benedetto XVI: la ”cordialita’ quasi esuberante” degli africani e il loro forte ‘’senso del sacro”. A confidarlo e’ stato lo stesso pontefice, confidandosi con i giornalisti sul volo che lo sta riportando in Italia. Le sue parole sono riportate dalla Radio Vaticana. ”Mi sono rimaste nella memoria soprattutto due impressioni – ha detto papa Ratzinger -: da una parte l’impressione di questa cordialita’ quasi esuberante, di questa gioia, di un’Africa in festa, e mi sembra che nel Papa hanno visto, diciamo, la personificazione del fatto che siamo figli e famiglia di Dio. Esiste questa famiglia e noi con tutti i limiti siamo in questa famiglia e Dio e’ con noi. E cosi’ la presenza del Papa ha … aiutato a sentire questo … E dall’altra parte mi ha fatto grande impressione lo spirito di raccoglimento nelle liturgie, il forte senso del sacro: nelle liturgie non c’e’ autopresentazione dei gruppi, autoanimazione, ma c’e’ la presenza del sacro, di Dio stesso; anche i movimenti erano sempre movimenti di rispetto e di coscienza della presenza divina”.

Benedetto XVI: “Africa rialzati!”

Un milione di persone sono accorse questa mattina nella spianata di Cimangola, in uno scenario imponente a ridosso del cementificio di Luanda e di fronte l’Oceano atlantico, per ascoltare l’appello di Benedetto XVI: Africa, alzati e mettiti in cammino per un domani migliore senza più guerre, ha esortato il Pontefice durante la messa. La terza e ultima giornata in Angola per Ratzinger è cominciata con il “dolore e lo sconcerto” per la notizia della morte, ieri, di due giovani, durante la ressa creatasi agli ingressi dello stadio di Luanda. Poi il Papa ha raggiunto lo spiazzo di Cimangola e dal palco, di fronte a una folla sterminata, ha consegnato il suo messaggio tornando a chiedere la fine dei conflitti e un grande sforzo per la pace e la riconciliazione. “Tragicamente, le nuvole del male hanno ottenebrato anche l’Africa, compresa questa amata nazione di Angola. Pensiamo – ha detto Ratzinger – al flagello della guerra, ai frutti feroci del tribalismo e delle rivalità etniche, alla cupidigia che corrompe il cuore dell’uomo, riduce in schiavitù gli uomini e priva le generazioni future delle risorse di cui hanno bisogno per creare una società più solidale e più giusta”. Il pontefice chiede poi di resistere alle insidie morali del presente. “Che dire – ha osservato – di quell’insidioso spirito di egoismo che chiude gli individui in sé stessi, divide le famiglie e conduce inevitabilmente all’edonismo, all’evasione in false utopie attraverso l’uso della droga, all’irresponsabilità sessuale, all’indebolimento del legame matrimoniale, alla distruzione delle famiglie e all’eliminazione di vite umane innocenti mediante l’aborto?”. Infine, Benedetto XVI infonde fiducia. “Cari fratelli e sorelle – ha scandito, concludendo la sua omelia – alzatevi! Ponde-vos a caminho! (Ponetevi in cammino). Guardate al futuro con speranza, confidate nelle promesse di Dio e vivete nella sua verità”. Il Papa, con il suo viaggio, vuole inoltre portare l’attenzione del mondo su un continente spesso dimenticato dai potenti della Terra e così, prima di pronunciare l’Angelus, rivolge un ultimo appello. Gli uomini e le donne del mondo “volgano i loro occhi all’Africa, a questo grande continente così colmo di speranza, ma ancora così assetato di giustizia, di pace, di un sano e integrale sviluppo che possa assicurare al suo popolo un futuro di progresso e di pace”. Infine l’ auspicio per la fine del conflitto nella vicina regione dei Grandi Laghi, mentre la tv angolana ha parlato di una presenza alla messa che avrebbe raggiunto il picco di 2 milioni di persone.

In Africa “oggi nessuno dovrebbe piu’ dubitare del fatto che le donne, sulla base della loro dignita’ pari a quella degli uomini, hanno pieno diritto di inserirsi attivamente in ogni ambito della vita pubblica, e il loro diritto deve essere affermato e protetto anche mediante strumenti legali”: e’ quanto dichiarato da Benedetto XVI nell’incontro di questo pomeriggio con le associazioni femminili cattoliche angolane. (Agr)

Il papa ai giovani dell’Angola “non abbiate paura del matrimonio”

“Giovani non abbiate paura di prendere decisioni definitive. La generosita’ non vi manca ma di fronte al rischio di impegnarsi per tutta la vita, sia nel matrimonio che in una vita di speciale consacrazione, provate sgomento”. Benedetto XVI si e’ rivolto cosi’ alla folla immensa di giovani che gremivano lo stadio di Luanda per l’incontro di questa sera. E ha prestato la sua voce alle loro inquietudini: “potro’ disporre in questo momento – si e’ chiesto a nome dei ragazzi – della mia vita intera ignorando gli imprevisti che essa mi riserva? Non sara’ che io, con una decisione definitiva, mi gioco la mia liberta’ e mi lego con le mie stesse mani? Tali – ha detto – sono i dubbi che vi assalgono e l’attuale cultura individualistica e edonista li esaspera. Ma quando il giovane non si decide, corre il rischio di restare un eterno bambino. Io vi dico: coraggio, osate decisioni definitive, perche’ in verita’ queste sono le sole che non distruggono la liberta’, ma ne creano la giusta direzione, consentendo di andare avanti e di raggiungere qualcosa di grande nella vita”. Per Papa Ratzinger, infatti, “non c’e’ dubbio che la vita ha valore soltanto se avete il coraggio dell’avventura, la fiducia che il Signore non vi lascera’ mai soli”. “Gioventu’ angolana – ha esortato Benedetto XVI – libera dentro di te lo Spirito Santo, la forza dall’Alto. Con fiducia in questa forza, fai come Gesu’, rischia questo salto per cosi’ dire nel definitivo e, con cio’, offri una possibilita’ alla vita”. “La cultura sociale dominante – ha ammesso il Pontefice parlando ancora allo stadio gremito – non vi aiuta a vivere la Parola di Gesu’ e neppure il dono di voi stessi a cui Egli vi invita secondo il disegno del Padre”, ma “la forza si trova dentro di voi”. Secondo il Papa, se i ragazzi, prima da soli e poi in piccoli gruppi, decideranno di impegnarsi a una vita secondo il Vangelo in vista del matrimonio (o del sacerdozio) “verranno a crearsi delle isole, delle oasi e poi grandi superfici di cultura cristiana, in cui diventera’ visibile quella citta’ santa che scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Questa – ha concluso – e’ la vita che merita di essere vissuta e che di cuore vi auguro: viva la gioventu’ di Angola”. (fonte agi)

Ratzinger ha lanciato un forte richiamo alla Chiesa africana affinchè s’impegni a combattere la stregoneria e il pregiudizio diffusi fra la popolazione. Il messaggio è arrivato nel corso della messa celebrata alla Chiesa di Sao Paulo con i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i movimenti ecclesiali ed i catechisti dell’Angola e Sao Tomè. “Oggi spetta a voi, fratelli e sorelle, sulla scia di quegli eroici e santi messaggeri di Dio – ha detto il Papa con riferimento ai precedenti storici cristiani del Paese – offrire Cristo risorto ai vostri concittadini. Tanti di loro vivono nella paura degli spiriti, dei poteri nefasti da cui si credono minacciati; disorientati, arrivano al punto di condannare bambini della strada e anche i più anziani, perchè, dicono, sono stregoni”.

“Chi può recarsi da loro ad annunziare che Cristo ha vinto la morte e tutti quegli oscuri poteri? Qualcuno obietta: ‘Perchè non li lasciamo in pace? Essi hanno la loro verità; e noi, la nostra. Cerchiamo di convivere pacificamente, lasciando ognuno com’è, perchè realizzi nel modo migliore la propria autenticità”.

“Ma – ha aggiunto – se noi siamo convinti e abbiamo fatto l’esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca una realtà – anzi la realtà fondamentale -, dobbiamo essere convinti anche del fatto che non facciamo ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di avere trovato la vita. Anzi, dobbiamo farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la vita eterna”.

Benedetto XVI in Angola: “il paese continui sulla strada della pacificazione”

(Adnkronos) – ”Non arrendetevi alla legge del piu’ forte!” e ”non deludete” le aspettative dei poveri: e’ questo l’invito che Benedetto XVI ha rivolto oggi agli angolani, nella cerimonia di benvenuto all’aeroporto di Luanda. Il Papa ha subito precisato che, nonostante abbia dovuto circoscrivere il suo viaggio al Camerun ed all’Angola, ”nel mio cuore e nella mia preghiera ho presenti l’Africa in generale ed il popolo di Angola in particolare”, che incoraggia a ”proseguire sulla via della pacificazione e della ricostruzione del Paese e delle istituzioni.

Benedetto XVI ha ricordato alla visita di Giovanni Paolo II nel 1992 nello stesso Paese africano e accennato alla sua esperienza personale: ”Vi ricordo che provengo da un Paese dove la pace e la fraternita’ sono care ai cuori di tutti i suoi abitanti – ha detto – in particolare di quanti – come me – hanno conosciuto la guerra e la divisione tra fratelli appartenenti alla stessa Nazione a causa di ideologie devastanti e disumane, le quali, sotto la falsa apparenza di sogni e illusioni, facevano pesare sopra gli uomini il giogo dell’oppressione”.

Per questo il Papa si e’ detto ‘’sensibile al dialogo fra gli uomini come mezzo per superare ogni forma di conflitto e di tensione e per fare di ogni nazione – e quindi anche della vostra Patria – una casa di pace e di fraternita”’. Da qui l’esortazione ad attingere dal ”patrimonio spirituale e culturale i valori migliori, di cui l’Angola e’ portatrice, e farvi gli uni incontro agli altri senza paura, accettando di condividere le personali ricchezze spirituali e materiali a beneficio di tutti”.

Il papa in Camerun prega per la convivenza tra cristiani e musulmani

Papa Benedetto XVI lasciando il Camerun per l’Angola e’ tornato ad auspicare una convivenza tra cristiani e musulmani in Africa.’Mentre continuiamo nel nostro cammino verso una piu’ grande comprensione reciproca, prego affinche’ cresciamo anche nel vicendevole rispetto e stima e fortifichiamo – sottolinea – la nostra decisione di collaborare per proclamare la dignità’ donata da Dio alla persona umana’. ‘E’ veramente un momento di grande speranza per l’Africa e il mondo intero’.(ANSA)

Prima di lasciare la nunziatura a Yaounde, il Papa aveva incontrato un gruppo di pigmei, la tribu’ piu’ antica dell’Africa. Erano una ventina di persone in rappresentanza di tre generazioni: nonni, genitori, bambini. Avevano costruito una tradizionale capanna nel giardino della sede diplomatica vaticana e qui hanno salutato Benedetto XVI con canti e danze tradizionali. Gli hanno anche donato una tartaruga e una stuoia intrecciata a mano. “Si e’ trattato di un incontro molto bello e interessante”, ha riferito padre Federico Lombardi ai giornalisti.

Il papa in Camerun: “Africa attenta alle persone senza scrupoli”

(ANSA)L’Africa è “in pericolo” di fronte a nuovi poteri spietati che “cercano di imporre il regno del denaro disprezzando i più indigenti”, e costringono così un intero continente a rinunciare alla propria identità, ai valori della vita e della famiglia. E’ il grido d’allarme lanciato oggi da Papa Benedetto XVI, nella messa organizzata a Yaoundé per presentare simbolicamente l’Instrumentum Laboris, il documento che contiene le linee guida per il Sinodo speciale africano previsto per il prossimo autunno in Vaticano su “Riconciliazione, pace e giustizia”.

Circa 60.000 persone, secondo fonti della polizia, hanno assistito alla messa nello stadio, che normalmente ne contiene al massimo 50.000, e molti fedeli sono rimasti fuori. In prima fila, come sempre in questi giorni, il presidente Paul Biya, la cui effige appariva sugli abiti di molti presenti accanto a quella del Papa, e la moglie Chantal, dalla capigliatura leonina. Il colpo di scena è spettacolare: dalle gradinate che esplodono di colori al bianco degli abiti dei religiosi, al palco dell’altare, costruito al posto di una delle porte del campo da calcio. La messa è un miscuglio di tradizione latina e riti africani: canti e danze al ritmo dei tamburi accompagnano la liturgia fino a quando il libro del Vangelo, proprio come un re, viene trasportato su una portantina, sostenuta da quattro sacerdoti fino all’altare.

Oggi, festività di San Giuseppe, onomastico anche di Ratzinger, offre lo spunto a Benedetto XVI per ricordare che proprio l’Africa accolse la Sacra famiglia in fuga dalle persecuzioni di Erode. Nell’omelia, il pontefice punta poi il dito “contro le tante persone senza scrupoli” che “cercano di imporre il regno del denaro disprezzando gli indigenti”. Non spiega se si riferisce alle potenze economiche e alle multinazionali piuttosto che ai dirigenti locali corrotti, additati anche nell’Instrumentum laboris, ma chiede agli africani di stare “attenti”. “Alcuni valori della vita tradizionale – afferma – sono stati sconvolti. I rapporti tra le generazioni si sono modificati in una maniera tale da non favorire più come prima la trasmissione delle conoscenze antiche e della saggezza ereditata dagli antenati. Troppo spesso si assiste ad un esodo rurale paragonabile a quello che altri periodi umani hanno conosciuto. La qualità dei rapporti umani ne risulta profondamente intaccata”.

“A volte – prosegue Benedetto XVI – anche l’uomo africano è costretto a fuggire da se stesso, e ad abbandonare tutto ciò che costituiva la sua ricchezza interiore”. Le parole più forti il Papa le pronuncia, ancora una volta, a difesa dell’accoglienza della vita – “é un dono di Dio e la priorità assoluta” – e dei bambini e giovani africani, maltrattati, sfruttati, lasciati per strada, arruolati forzatamente in gruppi militari. Poi il rito della Comunione, chi in piedi, chi in ginocchio e, infine la presentazione solenne dell’Instrumentum Laboris.

Prima della messa, il Papa ha avuto, in nunziatura, un incontro con i capi musulmani del Camerun, rappresentanti del 22% di una popolazione di 17 milioni di persone. A loro ha ribadito che una “genuina religione” “rifiuta tutte le forme di violenza e di totalitarismo”. I leader islamici – secondo quanto riferito dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi – hanno espresso solidarietà al Papa per le tante recenti polemiche e gli hanno assicurato che “non è solo”.

Benedetto XVI in Camerun:” La Chiesa non può rimanere in silenzio dinanzi alla povertà dell’Africa”

L’aereo con a bordo papa Benedetto XVI e’ atterrato a Yaounde’, capitale del Camerun, prima tappa del suo primo viaggio in Africa.
Giovedi’ Benedetto XVI consegnera’ alla Chiesa africana l’”Instrumentum Laboris”, il documento su cui i vescovi del Continente lavoreranno, da ottobre in Vaticano, nel corso del II Sinodo per l’Africa. Venerdi’ poi il Pontefice si spostera’ in Angola, seconda tappa del suo undicesimo viaggio all’estero.

La Chiesa cattolica non può “rimanere in silenzio” di fronte “al dolore o alla violenza, alla povertà o alla fame, alla corruzione o all’abuso di potere”, che affliggono il continente africano. Lo ha detto Benedetto XVI, sbarcato a Yaoundé, in Camerun, prima tappa del suo viaggio in Africa. “Qui, in Africa, come pure in tante altre parti del mondo, innumerevoli uomini e donne anelano ad udire una parola di speranza e di conforto”, ha detto il Papa, nel suo discorso di saluto al presidente camerunese, Paul Biya, che lo ha accolto all’aeroporto. “Conflitti locali – ha aggiunto – lasciano migliaia di senzatetto e di bisognosi, di orfani e di vedove. In un continente che, nel passato, ha visto tanti suoi abitanti crudelmente rapiti e portati oltre mare a lavorare come schiavi, il traffico di esseri umani, specialmente di inermi donne e bambini, è diventato una moderna forma di schiavitù”, ha aggiunto. “In un tempo di globale scarsità di cibo, di scompiglio finanziario, di modelli disturbati da cambiamenti climatici, l’Africa soffre – ha sottolineato – sproporzionalmente; un numero crescente di suoi abitanti finisce preda della fame, della povertà, della malattia”. “Essi – ha concluso – implorano a gran voce riconciliazione, giustizia e pace, e questo è proprio ciò che la chiesa offre loro”.

Benedetto XVI: il preservativo non elimina l’AIDS

Papa Benedetto XVI, parlando con i giornalisti a bordo dell’aereo diretto in Africa, ha detto che distribuire i preservativi non e’ la soluzione per combattere l’Aids, “una tragedia che non puo’ essere risolta solo con il denaro” ha detto, “ne’ attraverso la distribuzione di preservativi che persino aggravano il problema”.  La soluzione, ha sostenuto, e’ in un “risveglio spirituale e umano” e “soffrendo con i sofferenti”. L’Africa sub-sahariana, dove il Papa va in visita, e’ la regione al mondo piu’ colpita dall’Aids e nel 2007 si sono registrati in Africa meridionale il 35 per cento dei casi di contagio e il 38 per cento dei decessi.

Benedetto XVI ha poi negato di sentirsi “solo” dopo la polemica scoppiata in seguito alla revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani.  “In verita’, il mito della solitudine mi fa sorridere”, ha affermato smentendo il fatto di essersi sentito isolato. “Ogni giorno incontro molte persone, sono circondato da amici, la solitudine non esiste”, ha aggiunto.

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per ridurre il contagio dell”HIV la Chiesa propone l’astensione dai rapporti sessuali al di fuori del matrimonio come alternativa alla diffusione dei preservativi.
In una prospettiva laica e razionale occorre però valutare se le soluzioni siano di aiuto a risolvere i problemi e per quanto possa rispettare l’idea di castità della Chiesa, essa al momento non è una risposta praticabile alla diffusione dell’AIDS , tantomeno in un continente come l’Africa in cui il concetto di fertilità ha grande rilevanza e non è circoscritta ai modelli di famiglia di tipo cattolico ortodosso.
Detto ciò la prospettiva del papa di un umanesimo alternativo al materialismo imperante può fornire spunti di riflessione molto utili. benedetto XVI in perfetta coerenza con quanto diceva Giovanni Paolo II si è concentrato sul problema della povertà delle popolazioni africane e sullo sfruttamento in cui esse versano da parte del’ Nord ricco. Un messaggio che può essere recepito anche da chi si muove su valori diversi da quelli religiosi: non si può pretendere di d’inondare l’Africa di preservativi, se con una mentalità di tipo neo coloniale si continua ad utilizzare quel continente come terreno di caccia di materie prime, senza proporre modelli di sviluppo, non calati dall’alto che rispettino la cultura e la dignità degli africani.
Dietro le guerre, le epidemie, e le miserie del continente Nero c’è sempre l’avidità dei paesi industrializzati. Inutile pensare all’emergere di provvidenziali sensi di colpa . Ma vogliamo davvero ridurre tutti i problemi africani al condom?

Don Primo Mazzolari: le celebrazioni per i 50 anni dalla morte

Milano, 4 mar. (Adnkronos)- “Una figura straordinaria di cui la Lombardia e’ orgogliosa”. Cosi’ il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha presentato le celebrazioni in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Don Primo Mazzolari. Le celebrazioni inizieranno il 14 aprile a Bozzolo, il Comune del mantovano dove Don Mazzolari e’ stato parroco per oltre vent’anni per proseguire con una messa il 19 aprile celebrata dall’Arcivescovo di Milano, Cardinale Dionigi Tettamanzi. Per tutto il 2009, e anche nella prima parte del 2010, ci saranno iniziative per ricordare la figura di Don Mazzolari. “La Regione Lombardia ha aderito con Comitato d’Onore delle celebrazioni garantendo il Patronato ed un sostegno economico per ricordare una figura carismatica protagonista della lotta contro le ingiustizie sociali -aggiunge Formigoni- a fianco dei bisognosi. Fu spesso censurato dalla dittatura fascista e, purtroppo, non sempre apprezzato dalla gerarchia ecclesiastica. Il pensiero di Don Primo ha provocato divisioni nella Chiesa eppure lui, pur continuando a tener vive le sue idee. non venne mai meno all’obbedienza”. “Questa fedelta’ gli e’ valsa, anche se a distanza di anni, l’ammirazione -conclude Formigoni- di Paolo VI che ha detto: ‘lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a stargli dietro. Cosi’ ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo e’ il destino dei profeti’”.

Nato al Boschetto, una frazione di Cremona, nel 1890, da famiglia di origini contadine, Mazzolari si trasferi’ nel 1900 a Verolanuova (Bs). Tornato in seminario a Cremona, don Primo da sacerdote fu prima a Spinadesco (Cr) per poi andare presso la sua parrocchia natale a S. Maria del Boschetto.

Negli anni della Prima guerra mondiale subi’ la perdita del fratello, caduto sul Monte Sabotino. Dal 1920 fu a Bozzolo (Mn) e poi a Cicognara.

Antifascista, scrisse una serie di testi oggi ripubblicati a cura della Fondazione don Primo Mazzolari. Le iniziative per il cinquantesimo prenderanno il via il 19 aprile, anniversario della morte di don Primo, con una messa solenne celebrata nella Chiesa di San Pietro a Bozzolo dall’arcivescovo di Milano, mons. Dionigi Tettamanzi.

Seguiranno concerti, convegni sul mondo dei media (don Primo intui’ da antesignano il valore della comunicazione), annulli filatelici, rassegne d’arte. Le celebrazioni proseguiranno anche nel 2010 con un convegno a Milano su ‘Esperienze del cattolicesimo italiano tra il pre-Concilio e il Concilio Vaticano II’.

Benedetto XVI: priorità tutelare i lavoratori

(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 1 MAR – Di fronte alla crisi, il Papa esorta le autorita’ politiche,civili e gli imprenditori a tutelare come ‘priorita’ i lavoratori. Benedetto XVI ha parlato all’Angelus della crisi che rischia di travolgere l’Italia con disoccupazione e chiusure di aziende. ‘Saluto – ha detto – i lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco, venuti a manifestare la loro preoccupazione per il futuro’. ‘Penso anche – ha aggiunto – ad altre situazioni ugualmente difficili’ in Italia e altrove. Papa Ratzinger ha esortato poi i fedeli cattolici a non sottovalutare il ruolo degli angeli e, anzi, si e’ raccomandato di invocarli spesso. ‘Domandiamo loro, in particolare quest’oggi, di vegliare su di me e sui collaboratori della Curia romana che questo pomeriggio, come ogni anno inizieremo la settimana degli Esercizi spirituali’, ha detto. Il Pontefice ha ricordato come gli angeli, nel Vangelo, servissero Gesu’; ‘essi sono il contrappunto di Satana’. ‘In tutto l’Antico testamento – ha spiegato – troviamo queste figure che, nel nome di Dio,aiutano e guidano gli uomini’. ‘Cari fratelli e sorelle – ha detto rivolgendosi alle migliaia di persone che lo ascoltavano in piazza San Pietro – toglieremmo una parte notevole del Vangelo, se lasciassimo da parte questi esseri inviati da Dio’.

Il Vaticano prende le distanze dal vescovo antironde

CITTA’ DEL VATICANO – I titoli dei mass media sul “no” del Vaticano alle ronde anti-stupro hanno fatto sobbalzare più di una persona da una parte e dall’altra del Tevere. Tanto che oggi il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha precisato che “la Santa Sede, nei suoi organi rappresentativi, manifesta rispetto verso le autorità civili, che nella loro legittima autonomia hanno il diritto e il dovere di provvedere al bene comune”.

Ieri mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti, aveva criticato il decreto governativo, osservando che in tal modo l’Italia rischia di abdicare allo Stato di diritto. Il presule parlava a titolo personale, ma, dato il suo ruolo di Curia, le sue affermazioni erano suonate come un giudizio che esprimeva una posizione condivisa nella Chiesa. Continua a leggere…